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Agricoltura "in rosa" nel savonese, la storia di tre sorelle e l’azienda "Bio Vio"

2024-05-22 12:29

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Agricoltura "in rosa" nel savonese, la storia di tre sorelle e l’azienda "Bio Vio"

Caterina, Camilla e Carolina unite dalla passione e tradizione familiare: vini Doc, olio e agriturismo, una delle prime imprese certificata biologica

Il ruolo dell’imprenditoria femminile nelle filiere agricole è stato di recente evidenziato attraverso il viaggio-racconto nelle 3mila imprese rosa in Liguria promosso dall’associazione “Donne in Campo”: una delle testimonianze arriva proprio dal savonese, dall’azienda Bio Vio di Albenga che vede proprio le donne, da alcune generazioni, protagoniste alla guida dell’impresa.

Partiamo dal nome Bio Vio: l’azienda è certificata biologica dal 1989, quando il biologico non era ancora diffuso, quindi sicuramente l’idea non è nata per una moda del momento. Mentre Vio è il cognome di famiglia, quindi un’azienda familiare.

Una realtà che si è consolidata nella piana albenganese: “Noi abbiamo sempre vissuto grazie all’agricoltura e meno di turismo, il reddito familiare derivava principalmente dalla vendita di ortaggi, fiori, erbe aromatiche, mentre l’entroterra viveva molto bene grazie alla vendita di olio, olive che venivano venduti facilmente anche in Piemonte – raccontano -. Molte famiglie contadine che prima produceva vino solo per l’autoconsumo, hanno iniziato a vedere le proprie uve con un’ottica più attenta. Quindi, dal 2000 c’è stata questa svolta, alcuni hanno iniziato a investire nel settore vitivinicolo. Prima, avendo il Piemonte vicino il vino arrivava comunque e non si era mai pensato di poter produrre il vino per la vendita”.

Un contesto produttivo che riprende un po’ anche quella che è la storia di famiglia. Chiara, la mamma è originaria dell’entroterra, la valle Arroscia, con una tradizione olivicola; mentre il papà è nato e cresciuto a Bastia e produceva ortaggi. Nel 1985 ha poi convertito i terreni con coltivazioni da ortaggi in erbe aromatiche. Entrambi, quindi, provengono da famiglie di contadini, realtà familiari in cui la campagna è sempre stato cuore pulsante del loro sostentamento ed entrambi avevano vigneti storici per produrre vino per autoconsumo da condividere con amici e parenti. Quando Chiara e Aimone si sono sposati hanno deciso di investire i loro risparmi per realizzare il loro sogno: produrre i vitigni autoctoni quali Pigato, Vermentino, Rossese e Granaccia e farli conoscere al mondo. Così nasce la nostra storia, da questa piccola cantina nel borgo di Bastia dove il nonno Renato produceva qualche botte di vino per sé e dove successivamente Aimone e Chiara hanno dato vita alla cantina attrezzata che si può visitare oggi.

“Abbiamo 9 ettari di vigneti, tutti piccoli appezzamenti sparsi nell’entroterra. Abbiamo voluto mantenere la viticoltura nell’entroterra perché sono zone più idonee, soprattutto quando si produce biologico la base è piantare nelle zone vocate. Tutti questi prodotti che spesso vengono utilizzati per sopperire a condizioni non idonee per la coltivazione sono nati nel dopoguerra quando c’è stato il boom, il contadino doveva ingrandirsi e non guardava l’idoneità dei terreni” aggiungono.

“Noi, anche se negli anni abbiamo ingrandito la nostra produzione, abbiamo sempre cercato di rispettare questo fatto. L’albenganese è la zona vocata per il Pigato, noi ne produciamo diversi tipi (Marené, Essenza, Bon in da Bon, Grandperè).”

Con le radici ben piantate nel territorio e lo sguardo aperto verso nuove strade, questa è l’azienda Vio, ben rappresentata da Caterina, figlia di Chiara e Aimone e che, insieme alle sorelle Camilla e Carolina, tiene salda la guida dell’azienda di famiglia. Una storia di famiglia, appunto, che ha origini lontane e si fonda su passione e competenza.

Spiega Caterina Vio, esperta enologa: “Da generazioni la nostra famiglia ha preservato i terreni di proprietà coltivando da sempre i prodotti agricoli della zona. Partendo da Bastia sede dell'azienda, nella piana ingauna coltiviamo le erbe aromatiche e i carciofi spinosi, mentre risalendo lungo il corso dell’Arroscia si arriva a Ranzo e alle terre alte della provincia di Imperia, dove lavoriamo da sempre vigneti e uliveti di taggiasca. Per quel che riguarda il vino produciamo Pigato, Granaccia, Vermentino e Rossese e siamo orgogliosi di essere stati i primi in zona a certificare l’azienda come biologica nel 1989 e a essere stati scelti come cantina pilota per istituire il Bio in Italia”.

“La decisione di intraprendere la via del biologico è stata parte di un percorso naturale, intrapreso da mio padre Aimone e da mia madre Chiara che hanno visto nella coltivazione biologica una scelta culturale; la coltivazione biologica, infatti, appartiene alla millenaria storia contadina e loro non hanno fatto altro che tornare un po’ alle origini. Crediamo molto nel rispetto della terra, della sua stagionalità e delle sue caratteristiche naturali, per questo non forziamo coltivazioni in aree poco adatte, le olive, per esempio, a Ranzo trovano il loro habitat naturale ed è più facile diano buoni raccolti”.

Nell’ottica di guardare sempre avanti nel 2006 è nato l’agriturismo Pigato: “L’agriturismo Pigato è nato dall’amore per le nostre radici che da sempre ci contraddistingue – aggiunge ancora Caterina -. Mio padre è venuto alla luce proprio in una delle stanze che ora abbiamo ristrutturato e affittiamo ai clienti, per lo più stranieri, che vengono a trovarci. Alla base della decisione di creare un agriturismo c’era l’idea di recuperare molte case che si trovavano attorno all’azienda ed erano state abbandonate, abbiamo deciso, ancora una volta, di credere nella nostra terra e la nostra fiducia è stata ricambiata da un grande successo. Una curiosità: per omaggiare gli antichi proprietari di questi alloggi ciascuna camera porta il nome di chi la abitava in passato”.Aggiunge Caterina Vio: “La Liguria è un territorio eterogeneo e per conformazione e tradizione non abbiamo le vigne attorno alle cantine che storicamente erano costruite sotto le abitazioni. Una realtà molto diversa da quella di altre zone come la Franciacorta o la Toscana. Capita quindi che i clienti dell’agriturismo siano un po’ spiazzati da questa novità ma devo dire che rimangono affascinati dal borgo di Bastia e dalle bellezze del nostro territorio. Proprio per far avvicinare al meglio turisti e residenti agli antichi sapori della tradizione, abbiamo deciso di proporre degustazioni in azienda e recentemente abbiamo aperto una “Ortosteria”. Si tratta di una trattoria che, come dice il nome, propone piatti realizzati con i prodotti dell’orto; in cucina e in sala ci sono mia sorella Carolina e nostra madre Chiara e il locale non poteva che chiamarsi Renè, in onore di nostro nonno, che, oltre a gestire la pizzeria del paese, si occupava con sapienza e pazienza dell’orto domestico”.Ciascuna delle giovani Vio ha affinato le proprie competenze e conoscenze e le ha messe al servizio dell’azienda: “Nessuna di noi si è sentita costretta a seguire le orme di famiglia, è stato normale per noi tutte, ciascuna a modo proprio ha ritenuto di voler dare un contributo: io ho studiato enologia ed ho trascinato in azienda anche mio marito Vincenzo, che avevo conosciuto in università ed è anch’esso enologo; mia sorella Camilla si dedica alla parte commerciale mentre Carolina si occupa dell’aspetto gastronomico” conclude.E chissà che un giorno anche i piccoli figli di Caterina, Clelia ed Ettore, decidano di seguire le orme di famiglia e continuare questa lunga e appassionata tradizione, nel segno di una azienda agricola davvero a 360 gradi.

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Il ruolo dell’imprenditoria femminile nelle filiere agricole è stato di recente evidenziato attraverso il viaggio-racconto nelle 3mila imprese rosa in Liguria promosso dall’associazione “Donne in Campo”: una delle testimonianze arriva proprio dal savonese, dall’azienda Bio Vio di Albenga che vede proprio le donne, da alcune generazioni, protagoniste alla guida dell’impresa.Partiamo dal nome Bio Vio: l’azienda è certificata biologica dal 1989, quando il biologico non era ancora diffuso, quindi sicuramente l’idea non è nata per una moda del momento. Mentre Vio è il cognome di famiglia, quindi un’azienda familiare. Una realtà che si è consolidata nella piana albenganese: “Noi abbiamo sempre vissuto grazie all’agricoltura e meno di turismo, il reddito familiare derivava principalmente dalla vendita di ortaggi, fiori, erbe aromatiche, mentre l’entroterra viveva molto bene grazie alla vendita di olio, olive che venivano venduti facilmente anche in Piemonte – raccontano -. Molte famiglie contadine che prima produceva vino solo per l’autoconsumo, hanno iniziato a vedere le proprie uve con un’ottica più attenta. Quindi, dal 2000 c’è stata questa svolta, alcuni hanno iniziato a investire nel settore vitivinicolo. Prima, avendo il Piemonte vicino il vino arrivava comunque e non si era mai pensato di poter produrre il vino per la vendita”.Un contesto produttivo che riprende un po’ anche quella che è la storia di famiglia. Chiara, la mamma è originaria dell’entroterra, la valle Arroscia, con una tradizione olivicola; mentre il papà è nato e cresciuto a Bastia e produceva ortaggi. Nel 1985 ha poi convertito i terreni con coltivazioni da ortaggi in erbe aromatiche. Entrambi, quindi, provengono da famiglie di contadini, realtà familiari in cui la campagna è sempre stato cuore pulsante del loro sostentamento ed entrambi avevano vigneti storici per produrre vino per autoconsumo da condividere con amici e parenti. Quando Chiara e Aimone si sono sposati hanno deciso di investire i loro risparmi per realizzare il loro sogno: produrre i vitigni autoctoni quali Pigato, Vermentino, Rossese e Granaccia e farli conoscere al mondo. Così nasce la nostra storia, da questa piccola cantina nel borgo di Bastia dove il nonno Renato produceva qualche botte di vino per sé e dove successivamente Aimone e Chiara hanno dato vita alla cantina attrezzata che si può visitare oggi. “Abbiamo 9 ettari di vigneti, tutti piccoli appezzamenti sparsi nell’entroterra. Abbiamo voluto mantenere la viticoltura nell’entroterra perché sono zone più idonee, soprattutto quando si produce biologico la base è piantare nelle zone vocate. Tutti questi prodotti che spesso vengono utilizzati per sopperire a condizioni non idonee per la coltivazione sono nati nel dopoguerra quando c’è stato il boom, il contadino doveva ingrandirsi e non guardava l’idoneità dei terreni” aggiungono. “Noi, anche se negli anni abbiamo ingrandito la nostra produzione, abbiamo sempre cercato di rispettare questo fatto. L’albenganese è la zona vocata per il Pigato, noi ne produciamo diversi tipi (Marené, Essenza, Bon in da Bon, Grandperè).” Con le radici ben piantate nel territorio e lo sguardo aperto verso nuove strade, questa è l’azienda Vio, ben rappresentata da Caterina, figlia di Chiara e Aimone e che, insieme alle sorelle Camilla e Carolina, tiene salda la guida dell’azienda di famiglia. Una storia di famiglia, appunto, che ha origini lontane e si fonda su passione e competenza. Spiega Caterina Vio, esperta enologa: “Da generazioni la nostra famiglia ha preservato i terreni di proprietà coltivando da sempre i prodotti agricoli della zona. Partendo da Bastia sede dell'azienda, nella piana ingauna coltiviamo le erbe aromatiche e i carciofi spinosi, mentre risalendo lungo il corso dell’Arroscia si arriva a Ranzo e alle terre alte della provincia di Imperia, dove lavoriamo da sempre vigneti e uliveti di taggiasca. Per quel che riguarda il vino produciamo Pigato, Granaccia, Vermentino e Rossese e siamo orgogliosi di essere stati i primi in zona a certificare l’azienda come biologica nel 1989 e a essere stati scelti come cantina pilota per istituire il Bio in Italia”.“La decisione di intraprendere la via del biologico è stata parte di un percorso naturale, intrapreso da mio padre Aimone e da mia madre Chiara che hanno visto nella coltivazione biologica una scelta culturale; la coltivazione biologica, infatti, appartiene alla millenaria storia contadina e loro non hanno fatto altro che tornare un po’ alle origini. Crediamo molto nel rispetto della terra, della sua stagionalità e delle sue caratteristiche naturali, per questo non forziamo coltivazioni in aree poco adatte, le olive, per esempio, a Ranzo trovano il loro habitat naturale ed è più facile diano buoni raccolti”.

Nell’ottica di guardare sempre avanti nel 2006 è nato l’agriturismo Pigato: “L’agriturismo Pigato è nato dall’amore per le nostre radici che da sempre ci contraddistingue – aggiunge ancora Caterina -. Mio padre è venuto alla luce proprio in una delle stanze che ora abbiamo ristrutturato e affittiamo ai clienti, per lo più stranieri, che vengono a trovarci. Alla base della decisione di creare un agriturismo c’era l’idea di recuperare molte case che si trovavano attorno all’azienda ed erano state abbandonate, abbiamo deciso, ancora una volta, di credere nella nostra terra e la nostra fiducia è stata ricambiata da un grande successo. Una curiosità: per omaggiare gli antichi proprietari di questi alloggi ciascuna camera porta il nome di chi la abitava in passato”.

Aggiunge Caterina Vio: “La Liguria è un territorio eterogeneo e per conformazione e tradizione non abbiamo le vigne attorno alle cantine che storicamente erano costruite sotto le abitazioni. Una realtà molto diversa da quella di altre zone come la Franciacorta o la Toscana. Capita quindi che i clienti dell’agriturismo siano un po’ spiazzati da questa novità ma devo dire che rimangono affascinati dal borgo di Bastia e dalle bellezze del nostro territorio. Proprio per far avvicinare al meglio turisti e residenti agli antichi sapori della tradizione, abbiamo deciso di proporre degustazioni in azienda e recentemente abbiamo aperto una “Ortosteria”. Si tratta di una trattoria che, come dice il nome, propone piatti realizzati con i prodotti dell’orto; in cucina e in sala ci sono mia sorella Carolina e nostra madre Chiara e il locale non poteva che chiamarsi Renè, in onore di nostro nonno, che, oltre a gestire la pizzeria del paese, si occupava con sapienza e pazienza dell’orto domestico”.

Ciascuna delle giovani Vio ha affinato le proprie competenze e conoscenze e le ha messe al servizio dell’azienda: “Nessuna di noi si è sentita costretta a seguire le orme di famiglia, è stato normale per noi tutte, ciascuna a modo proprio ha ritenuto di voler dare un contributo: io ho studiato enologia ed ho trascinato in azienda anche mio marito Vincenzo, che avevo conosciuto in università ed è anch’esso enologo; mia sorella Camilla si dedica alla parte commerciale mentre Carolina si occupa dell’aspetto gastronomico” conclude.

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