C’è chi ha mollato il sogno della Germania per rincorrere le proprie radici pascolando capre a vent'anni, e chi ha ereditato dalla madre l’arte millenaria delle trecce d’aglio, guidando oggi il Consorzio di tutela. Storie di un’Italia che non si arrende, raccontate all’Auditorium Rambaldi di Pieve di Teco (Imperia) durante la tappa ligure del roadshow promosso da Cia Agricoltori Italiani per la costruzione del Manifesto delle Aree Interne.
Un progetto, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, che ha acceso i riflettori sulla straordinaria vitalità delle valli Impero e Alta Valle Arroscia.
Giovani, radici e futuro: le storie di Emanuele e Andrea - A dare anima e corpo a questo riscatto sono soprattutto i giovani. Come Emanuele Ferrari, vent'anni, che dopo un’estate passata a seguire le mucche dello zio per racimolare i soldi del biglietto aereo, ha deciso di restare: oggi gestisce un allevamento di capre a San Bernardo di Conio e pulisce i pascoli. "La Germania l’ho dimenticata, la mia passione era ed è rimasta solo questa", racconta, pronto a lanciare sul mercato le sue formaggette.
Accanto a lui c'è Andrea Ferrari, quarantenne che ha riaperto l'azienda di famiglia legata a una delle eccellenze del territorio: l'aglio. Dopo aver visto la madre intrecciare i bulbi a mano fino all'anno scorso, oggi ha raccolto il testimone e guida il Consorzio per la Tutela dell’Aglio di Vessalico. Il prossimo obiettivo? Ottenere il riconoscimento IGP entro l'anno, proteggendo un settore che dà lavoro a oltre cento persone e difendendo l'autenticità del prodotto contro le imitazioni.
La svolta del turismo lento e il modello Ranzo - Non solo agricoltura eroica. Nelle valli liguri la rinascita passa anche per la capacità di fare rete e reinventare il turismo. Un esempio virtuoso arriva da Ranzo, dove 10 cantine produttrici di Pigato, affiancate da ristoranti d'eccellenza, una trattoria e un agriturismo, hanno dato vita a "Ranzo is wine".
Si tratta di un vero e proprio progetto di Destination Management Organization (DMO) che porta in vigna il teatro, il golf o il mortaio, abbinando il vino locale alle ostriche della Spezia in un perfetto connubio tra costa ed entroterra. Come ha sottolineato il sindaco Giancarlo Cacciò, l'obiettivo è offrire "un’esperienza da vivere, fatta di cultura e di un’autenticità che non si costruisce a tavolino".
La marcia in più: la Green Community - Il motore di questa trasformazione poggia anche su solide basi istituzionali e fondi mirati. Le Valli Impero e Alta Valle Arroscia si sono distinte aggiudicandosi oltre due milioni e mezzo di euro dal PNRR come unico progetto ligure della Green Community "Concrete e Verdi: due valli sostenibili".
Un modello integrato che unisce gestione delle risorse idriche, filiera forestale, energie rinnovabili, efficienza energetica, mobilità sostenibile e turismo green per contrastare lo spopolamento e favorire lo sviluppo economico locale.
L’impegno per il futuro - L’incontro di Pieve di Teco – coordinato da Cia Agricoltori Italiani con Barbara Di Rollo e arricchito dagli interventi di istituzioni, enti parco e mondo scolastico – ha tracciato una rotta chiara. Come ribadito da Stefano Roggerone (presidente Cia Agricoltori Liguria) e Fabio Natta (vicepresidente vicario Anci Liguria), le aree interne non sono zone marginali destinate all’abbandono, ma laboratori strategici di innovazione, sostenibilità e resilienza per l'intero Paese.
Un messaggio forte che entrerà a pieno titolo nel Manifesto delle Aree Interne: la Liguria che lavora, innova e custodisce la propria terra ha scelto di restare protagonista.









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